Probabilmente già nella Bibbia con Adamo ed Eva si dimostra l’eresia della disobbedienza alle regole del Pardéz (recinto o paradiso) e quindi la condanna alla libertà sessuale vissuta là dentro innocentemente.
Ma è dai tempi del Medioevo che si è identificata in maniera dipendente l’eresia religiosa con la sessualità per colpire l’essere umano nella sua più intima e libera natura. Basti ricordare qui i processi al seguito della Controriforma, o la Lettera Scarlatta (1850) di Nathaniel Hawthorne sulle Streghe di Salem, o, ancora ai nostri tempi con il romanzo di Leonardo Sciascia del 1986: La Strega e il Capitano dove “dilata l’avversione per le antiche fantasie e leggende” a metafora dell’eterno schema che vede ogni “sistema dominante” combattere tutte le fonti di “ingiustizia, miseria e infelicità” nel momento in cui “ingiustizia, miseria e infelicità” vengono da quello stesso sistema“.
L’idea di fondo è che tutto ciò che è male viene dal libertinaggio e quindi il controllo della sessualità è il controllo sociale dell’individuo. Come spiega il filosofo Michel Foucault: “Dobbiamo capire che con i nostri desideri, attraverso i nostri desideri, si creano nuove forme di relazione, nuove forme d’amore, nuove forme di creazione. Il sesso non è una fatalità; è possibilità di una vita creativa.”
Lasciamo quindi a Pascal Quignard, autore di Le sexe et l’effroi (Gallimard 2002), l’apertura di questa nostra mostra.