“L’erotismo è importante non per il sesso in sé, ma per il desiderio. Il sesso è solo ginnastica, il desiderio è forza del pensiero.
E la forza del pensiero ha un potere immenso, può fare qualunque cosa.
                                                                                                                       Pedro Almodóva

 

Che cos’è l’erotismo? Quando si diventa eretici?
I due territori hanno in comune la caratteristica di avere confini incerti.
Nel caso dell’erotismo è facile sconfinare nella volgarità o nella pornografia, limiti che comunque non sono ferrei ma strettamente personali e non codificabili.
Erotico può essere uno sguardo, un gesto, un atteggiamento, il come si esibisce un capo di abbigliamento. Erotico è ciò che stimola il desiderio e che configura “l’altro”, uomo o donna, come oggetto che attrae l’attenzione. Per questo la nudità non è sempre condizione necessaria e sufficiente per essere oggetti erotici (anche se può aiutare molto in determinate condizioni), questa situazione è nota a chi frequenta i luoghi dei naturisti ove la presenza di notevoli quantità, in termini ponderali, di attributi sessuali primari e secondari non si riscontrano situazioni erotiche che portano ad una eccitazione.
Non a caso in L’amor sacro e l’amor profano di Tiziano Vecellio il primo, riferito all’amore coniugale, è raffigurato con una donna nuda, mentre il secondo, peccaminoso, è visto come una donna vestita ma sensuale e seducente.
Nel mondo greco-romano, ma anche in India e Giappone e presso altre culture, gli organi genitali, soprattutto maschili, hanno un preciso valore scaramantico, in quanto segni di fertilità e quindi di buon augurio. Esistono graffiti preistorici con gli organi genitali di entrambi i sessi stilizzati con valore benaugurante. Per questo motivo nelle case di Pompei erano appesi i tintinnabula, campanelli appesi ad un fallo bronzeo di enormi dimensioni, e sulle pareti c’erano pitture con Priapo che si pesa il fallo. Il fallo era anche ampiamente riprodotto sulle pareti dei negozi, ed è nient’altro che il corno rosso che ancora oggi molti portano con intenti scaramantici e come portafortuna.
Eresia è un termine storico religioso e teologico che indica una dottrina considerata come deviante da un movimento religioso appartenente alla stessa tradizione.
In ambito cristiano, il termine “Eresia”, assente nei vangeli canonici, compare negli Atti degli apostoli (5:17), in origine dunque eretico, era colui che sceglieva, colui che era in grado di valutare più opzioni prima di (cfr. Atti, 24:5, 24:14, 26:5, 28:22), per indicare varie scuole (o sette) come quelle dei Sadducei, Cristiani e Farisei. E sia in greco antico che in ebraico ellenizzato questo termine non possedeva, originariamente, alcuna caratteristica denigratoria. Ovviamente, nell’accezione negativa, il termine eresia può essere visto come reciproco: pochi sarebbero disposti a definire le proprie credenze come eretiche, ma piuttosto a presentarle come l’interpretazione corretta di una determinata dottrina, e quindi come la visione ortodossa giudicata eretica da altri. Ciò che costituisce eresia è un giudizio dato in funzione dei propri valori; si tratta dell’espressione di un punto di vista relativo ad una consolidata struttura di credenze.
Per esempio, i cattolici vedevano nel protestantesimo un’eresia mentre i non cattolici consideravano il cattolicesimo stesso come la grande apostasia.

SATURNO BUTTÒ

Erotismo e sensualità sono strettamente collegati l’uno con l’altro nelle opere di Saturno Buttò, questo anche quando non si trovano ad avere il medesimo significato: entrambi vengono a riferirsi ad un tentativo di attrarre ed incoraggiare l’attenzione altrui. In Buttò l’erotismo va oltre la mera sensualità esplicata dal fisico delle figure, comprendendo anche espressioni facciali complesse, posizioni più prettamente corporee, il suo significato comprende i segnali visivi, linguaggio simbolico per eccellenza del corpo. Il suo erotismo si esprime con una maggiore o minore tendenza alla “sessualizzazione”, a seconda dell’intenzionalità con cui si esprime.
Il suo erotismo dipende anche da un qualche cosa di completamente innocente, fra l’altro i genitali non sono mai esibiti ma in qualche Medea Medusa, 2009 (part.)modo sempre celati alla vista, come uno sguardo come in Ingrid spring (2013), dove per altro una particolare componente erotica è data dalla peretta di gomma che la figura chiude nella mano destra. Frequenti e ripetuti i particolari “ospedalieri” inseriti nelle opere: forcipi - pinze - tubicini - ecc, ed un non celato accenno di necrofilia velato da un leggero sadismo
In molte opere di Buttò sono presenti particolari dissacranti per la religione cattolica, e quindi eretiche, come in Your milk my blood (2012) caratterizzato dalla croce sullo sfondo, o dalla bella penitente nuda con casto velo con merletto in testa impegnata nella Confessione (2017), in Agnus dei (2009) quello che pare un cadavere di donna è lasciato a gambe aperte sul un tavolo, con il pube coperto dai consueti strumenti chirurgici.
Divertente il gioco di parole fra titolo e contenuto di Digital lover (2017) dove una donna si masturba davanti ad un tablet, probabilmente aperto su un sito tipo Youporn, così come spiritosa la Medea medusa (2009) con il piercing ai capezzoli ed in testa non dei serpenti ma una selva di peni neri. Infine notevole la prestazione della signora che in Pissing woman (20069) accoccolata riesce a centrare un bacile relativamente lontano, quando un uomo fa fatica a farla dentro la classica tazza.
Nel d’après Pubertà (2017) l’adolescente di Edvard Munch è cresciuta, il seno si è sviluppato ed è scomparsa l’ombra del fantasma del futuro che appariva dietro la fanciulla trasformandosi nella sua di ombra, segno di avvenuta maturità sessuale.
Si può dire che l’erotismo di Saturno Buttò sia parte più di una cultura sociale che un comportamento sessuale intimo, e parzialmente eretico.

GERARD GUYOMARD

L’erotismo di Guyomard è dichiarato, visuale, diretto, lasciando comunque uno spazio all’interpretazione personale dello spettatore. Le figure femminili sono spesso raffigurate come in offerta di se stesse, come in X (2016) sia la figura in basso a destra, che la sovrapposizione femminile (o sono due donne unite per la schiena viste da sotto?) che dà il titolo al foglio, e dove le gambe femminili richiamano le donne-tavolo di Allen Jones o i tavoli in marmo di Mario Philippona.
Où qu’on aille tout est pareil, 1992 (part.)La componente voyeuristica è presente in ogni lavoro, accentuata nei casi in cui, come in Où qu’on aille tout est pareil (1992) delle fanciulle in fiore sono intente alla lettura, sedute sui gradini e senza mutandine con evidente richiamo alla Lezione di chitarra di Balthus.
Non mancano momenti di autoerotismo maschile e femminile, più interessanti queste che ricordano le espressioni della scultura del Bernini L’estasi di Santa Teresa, ripresa in un disegno satirico di Bruno Caruso dove la mano destra della santa è nascosta sotto le pieghe della veste.
L’ispirazione di Guyomard è quella derivata dalla pulsione sessuale, il segno che a volte richiama la PopArt è nitido, divertente, mai superfluo, delicato come quando in Eponge (2016) una fellatio è delicatamente descritta a fior di labbra.
In sintesi il lavoro di Gerard Guyomard è ironico e delicatamente erotico, senza cadere mai nel pornografico, ma non è mai eretico.

KETRA

Korset skin, 2013 (part.)Ketra, nom de plum di Elena Pizzato, possiede un erotismo tutto cerebrale, che nulla lascia alla visione totale del corpo o del particolare, ma nemmeno al “vedo non vedo” che spesso è molto più erotico della visione diretta; discreta eccezione in questo campo le opere della serie Botanique erotique dove le gambe aperte e le natiche sono mascherate da bouquet di fiori misti, facendo sì che l’offerta pur esplicita sia nascosta, pudica.
L’erotismo di Ketra è paragonabile ai racconti di Anne-Marie Villefranche o di Anaïs Nin, più che ad Opus Pistorum di Henry Miller. Le sue opere parlano di corsetti e lacci che si sciolgono, richiamano la Linda Lovelace dalla gola profonda, portano a visioni di LGBT. Ma nulla di tutto questo è esplicitamente presente nelle sue opere, dove pure abbondano richiami più o meno espliciti al sado-maso con opere come Suspension (2015) o la serie Twins (2018).

BIAGIO PANCINO

Natura de Natura : bianco Titanio, 2001 (part.)Le opere di Pancino presenti in mostra sono, per dirla alla veneta, “monatematiche” (Il termine “mona, nei vari dialetti di cui è ricco il Veneto, ha molti significati in base al contesto in cui è inserito il termine. Uno dei significati più diffusi si riferisce all’organo sessuale femminile) in quanto solo uno è il soggetto delle sue opere, pur con varianti cromatiche.
Impossibile non pensare subito alle 12 inquadrature del pube femminile, il calendario di Oliviero Toscani, o ai I monologhi della vagina (The Vagina Monologues) di Eve Ensler, ma anche ai Gioielli indiscreti (Les bijoux indiscrets) di Denis Diderot.
Le opere di Pancino hanno tutte come titolo Natura de natura, perché è la natura della donna il soggetto, nota anche come “la patata” forse con riferimento al monte di Venere, ma deve essere per questo che per la realizzazione delle sue opere Pancino usa solo ingredienti naturali, in primis appunto delle patate dipinte, aggiungendo dei germi essiccati (utilizzando la flora vaginale?) e polvere di patata.
Le vagine di Pancino sono tutte deflorate, del resto si sa che la verginità è come una briciola di pane: passa un uccellino e non c’è più.
Le opere di Pancino sono divertenti, dissacranti, organiche, più ginecologiche che erotiche, ma certo non eretiche.

TONO ZANCANARO

Tono Zancanaro è l’unico artista che presenta disegni in cui soggetti erotici ed eretici convivono in tutte le opere presentate, appartenenti al ciclo di lavori chiamato dei Demopretoni, dove i soggetti si rifanno a fatti storici reali, cioè all’ingerenza della chiesa cattolica nel referendum fra monarchia e repubblica, dove la chiesa parteggiava spudoratamente per casa Savoia, al punto di far andare a votare anche le suore di clausura, però in abiti civili che Tono interpreta come senza abiti, vedi disegno Religiosa in abito civile (1946), a volte sorrette da enormi peni alcuni dei quali hanno una tiara come copri-glande. Per i cattolici il voto è obbligatorio, e l’essenza del voto è presentata nel disegno La demopreteria del pio presidente (1946) dove il voto stesso è portato in trionfo da un Movi mento giova nile remo-cri’-cri’, 1946 (part.)“trenino” insolito, è lo stesso voto (obbligatorio, come spiegato nella didascalia che accompagna in basso il disegno) viene spiegato durante una predica, in grande erezione (Predicando e spiegando il voto ..., del 1946).
Sono circa un migliaio i lavori che Tono ha dedicato a questa serie, per cui qui è possibile avere solo un assaggio, per una visione più approfondita si rimanda all’esauriente lavoro di Nicola Micieli (DEMOPRETONI DI TONO ZANCANARO; Villa Pacchiani di Santa Croce sull’Arno con testo di Nicola Micieli, catalogo generale - bibliografia essenziale - cenni biografici a cura di Manlio Gaddi. Pontedera, Bandecchi & Vivaldi, 1992), rimane il fatto che questi disegni sono talmente ironici e dissacranti, brutalmente critici non solo verso la chiesa cattolica ma anche contro molti dei partiti e dei personaggi dell’epoca (in primis la Democrazia Cristina, ma anche il PSI e il PSDI, e politici come De Gasperi, Nenni, Saragat, Piccioni, il Papa, ecc) al punto che a tutt’oggi le mostre dove questi disegni sono stati esposti si contano sulle dita di una mano, in quanto enti pubblici e gallerie private li hanno censurati, negandone la visione al pubblico.