22 Emilio Anselmi

La biblioteca della memoria

Emilio Anselmi Mitia Arjuna nasce nel 1940 a Tressano una frazione del comune di Castellarano (antico insediamento etrusco)  in provincia di Reggio Emilia. In giovanissima età  segue la famiglia che si trasferisce a Modena. Nel 1962, durante il servizio militare a Genova, forma un sodalizio con alcuni commilitoni “pittori”. Tra questi Serghiev alias Sergio Guzzo Premoli lo introduce nel mondo dell’arte. Nel 1970 si trasferisce a Tor Mancina nei pressi di Roma. È autodidatta perciò non ha veri e propri maestri tuttavia l’assidua frequentazione della galleria romana il “Nuovo Carpine” di Giorgio Braghiroli del quale, per una quindicina di anni, è collaboratore, gli vale sicuramente come “scuola d’arte”. Determinante per la sua attività artistica è stata l’antologica di Mirko, superbamente documentata nel volume “Mirko” edito dalle edizioni Bora del quale ne conserva gelosamente una copia con la dedica di Serena Basaldella (moglie di Mirko). Alla fine degli anni settanta stringe amicizia con Antonino Enea un bravo incisore proveniente dall’Accademia di Roma che, con grande entusiasmo,  lo educa alla calcografia tanto da indurlo ad aprire, nel 1980, la Grafica Campioli, una stamperia d’arte in Monterotondo. Durante la sua permanenza al “Nuovo Carpine” gli si offre l’opportunità di mostrare alcune opere al critico dell’Unità Dario Micacchi  che gli esprime il proprio apprezzamento. Pur avendo dimostrato un’ottima predisposizione per il disegno fin dalla sua partecipazione al corso di “Modellista” nella Scuola Professionale di Stato “Fermo Corni” di Modena  soltanto a partire dal 1970 inizia ad esprimersi come  pittore, incisore e scultore prediligendo le sfumature della monocromia ai colori di una ricca tavolozza. Utilizza prevalentemente materiali riciclati, manoscritti antichi, cartoni,  legni e metalli. Dal 2010 stringe un’interessante amicizia con il Maestro Gian Paolo Berto che si stà rivelando  monto stimolante. La sua arte vuole rappresentare e rappresenta  un ritorno alla dimensione “naturale” o “primordiale” del sacro. Recentemente Giorgio Di Genova lo ha inserito nella “Storia dell’arte italiana del ‘900 – Generazione anni quaranta”.

Hanno scritto di Emilio Anselmi

GIORNALI E RIVISTE

Il Tempo, Il Resto del Carlino, La Gazzetta dell'Emilia, Praxis Artistica, Allgemeines Kunstlerlexicon – Dar Leipzig, Art Guide, Anna Bella, L'Elite, Tiburno, Hinterland, Monterotondo Oggi, Mondo Sabino, La settimana a Roma, Il Popolo, Il Centro (Aquilone) - La Sponda, Scena Illustrata, La Ribalta, A.G.E.S., Annuario Comanducci, Paese Sera, L'Osservatore Romano, Nuovo Caleidoscopio, Teleuropa, Catalogo d'Arte Contemporanea Editrice Alba, Radio Televisione Teleroma 56, Radiondasabina -  R.O.S., Rai Rete Tre (Gazzettino Regionale del Lazio), Artesette di Telejolli 41, Vademecum dell'Arte Editrice Il Pilastro - Firenze, TV1 Radiotelevisione Sulmona, Nuovo Castelli Oggi, Info Cultura, L’Artemisio, Romacè, Storia dell’Arte Italiana del ‘900  “Generazione anni quaranta” Edizioni Bora Bologna, Prima Stampa.

CHI HA SCRITTO

Giovanni Anceschi, Anna Chiara Anselmi, Andrea Antoniani, “Berenice” (Jolena Baldini), Elisabetta Berliocchi, Luigi Billi, Giorgio Braghiroli,  Antonio Caggiano, Franco Campegiani, Bruno Caruso, Daniele De Felici, Arianna Di Genova, Giorgio Di Genova,  Franco Ferrari, Antonello Ferrero, Elisa Francesconi, “Litofino” Giancarlo Iacomucci, Mario Lunetta, Fabio Marazzi, Fausto Marzioli, Aldo Onorati, Daniela Pierpaoli, Miriam Poddi,  Titty Saletti, “Serghiev” Sergio Guzzo Premoli, Carlo Previdi, Gian Luca Promontorio, Massimo Ruiu, Sangiuliano, Elide Smeraldi, Luigi Tallarico, Enrico Todi,  Giuseppe Vecchio, Ferruccio Veronesi.

ALCUNE MOSTRE PERSONALI DI EMILIO ANSELMI

976 Modena – Galleria d’Arte  Contemporanea Ghirlandina;
1977 Roma - Galleria d’Arte Contemporanea Il Triangolo  Via dei Prefetti - Sergio Guzzo Premoli;
1977 Roma - Galleria d’Arte Pantheon Ventuno - Via della Stelletta - Giorgio Braghiroli;
1979 Jesi (Ancona) - Palazzo dei Convegni, (esposizione a tre con Antonino Enea e Andrea Cangemi),
1980 L’Aquila - Galleria d’Arte Contemporanea La Sonda;


Dal 1980 dirige la Grafica Campioli Stamperia e Galleria d’Arte in Monterotondo (Roma);


1991 Rieti - Excalibur “Pietre” - Arianna di Genova;
1995 Castelvecchio Subequo (L’Aquila) – Museo Civico -  “Il tempio della memoria”;
1995 Rieti - Palazzo Comunale - Sala delle  Esposizioni -  “Il tesoro nascosto” - Franco Campegiani;
1997 Roma - Galleria d’Arte Contemporanea L’Ariete -  “Bianco di Persia”;
1997 Mentana - Palazzo Borghese - “Pietre Miliari”- Anna Chiara Anselmi;
1998 Monterotondo -  Sala dei Servitori -Palazzo Orsini -  “Progetti di delirio” - Miriam Poddi;
1998 Monteflavio  (Roma)  Pineta - “La ruota di medicina” Happening;
1998 Roma - Chiesa Anglicana All Saints - “Sacred Spirit”-  Mario Lunetta;
2000 Roma - Chiesa S.Rita dei Poverelli - “La Porta del Cielo” - A.C.Anselmi, A.Antoniani, L.Billi, G.Iacomucci Litofino, M.Ruiu;
2000 L’Aquila - Palazzetto dei Nobili  - “La Porta del Cielo (Omaggio a Celestino V°)”;
2002 Monterotondo – Grafica Campioli “Frammenti e Frammenti” (esposizione a due con Giancarlo Iacomucci detto Litofino);
2004 Modena - Sala Comunale Paradisino - “Pepper and Secret Spirit” - Esposizione a due con Piero Leonardi (fotografo);
2004 Ariccia - Locanda Martorelli - “I giorni dell'Omega”- Aldo Onorati;
2006 Meintesrschwanden (Svizzera) - “Kunst Forum Mitglieder & Gast aus Rom“;
2007 Campogalliano  - Museo della Bilancia - “Pesa sulle cose la luce” - (esposizione a due con Alessandro Fornili - (fotografo) - Giovanni Anceschi;
2008 Città di Marino – Museo Civico U. Mastroianni - “Visioni” - Esposizione a due con Paolo Viterbini (pittore) - Franco Campegiani.
2011 Roma Galleria Quadrupede - “1940 a.B.” - Esposizione a due con Gian Paolo Berto
2011 Roma Galleria Quadrupede “Totem e tabù” - Bruno Caruso

Il catalogo della mostra è scaricabile cliccando su questo collegamento o sulla copertina del catalogo

22 Anselmi

Le opere di Emilio Anselmi, come sostiene le critica, parlano di un tempo trascorso e di materiali da “lui trovati, assemblati, puliti, restaurati e con grande modestia plasmati” e infine trasformati secondo la “migliore tradizione alchemica” (G. Iacomucci Litofino). Da questi semplici  e nello stesso tempo circostanziati rilievi, possiamo cogliere quella componente basilare che fa della ricerca di Emilio Anselmi  un continuo ripensamento dei tempi primigeni, fondati non tanto su un tipo di cultura appartenente ai gruppi, omologati alla stessa “stanzialità precaria dell’immaginario” (la cosidetta “tribù” di A.Bonito Oliva), quanto su un diverso grado di intensità poetica, che incide sulla sfera della libertà espressiva dell’artista.
Invero la sua ricerca espressiva non si fonda sulla cultura del tempo degli atti, in quanto il linguaggio non sta alla pari con il passo più avanzato, in termini formali e scientifici, della nostra globalità estetica. Si tratta piuttosto di una diversa gradazione della fantasia che non si lascia condizionare, come è avvenuto con i primitivi, dalle regole razionali o dai manufatti, ieri, medioevali e, oggi, del new indian , dal momento che il fantastico di Anselmi, essendo estraneo allo stadio culturale della “tribù”, si sviluppa e prorompe in proporzione inversa alla vichiana “robusta ignoranza”(“ignoranza” dei significati certificati), onde “fare la poesia grande, cioè di ritrovare favole sublimi confacenti all’intendimento popolare”.
D’altra parte va riconosciuto che nella ricerca e nella scelta dei materiali poveri, Emilio Anselmi non ha seguito il procedimento tecnologico in uso tra gli assemblatori del ready made,  ma piuttosto ha mirato a riattualizzare l’identità dei valori mitici, dal momento che l’oggetto ritrovato (Mircea Eliade lo riteneva “caduto dal cielo”) è stato ricomposto, per il nostro tempo profano, con gli stessi simboli e riferimenti di ordine sacrale. Si è trattato e si tratta, infatti,  del rivestimento di quel primitivo latente nella nostra attualità psichica e che Anselmi ha trovato nei materiali, scelti durante l’environnement solitario alla ricerca di se stesso e della memoria del sacred spirit del tempo passato.
E anche se da questa performance è nata un’opera plasticamente costruita, nonostante l’uso degli scarti, per lo più un monimentum discretamente aperto allo spazio, malgrado la ridotta scala architettonica del manufatto, in effetti Emilio Anselmi è stato iscritto d’ufficio tra i continuatori dell’arte povera da una critica che ha alle spalle una cospicua letteratura, originata dalla nostra avanguardia storica. Del resto lo storico Germano Celant, conoscitore delle origini e dell’iter dell’arte povera, aveva ritenuto fin dagli anni Sessanta che il minimalismo  è un happening più che una forma, le cui immagini sarebbero da ammirare e considerare, dal momento che l’obiettivo non si lega all’archeologia della storia o agli apparati lessicali en vogue,  bensì ad una identità “anti-commerciale, precaria, banale e antiformale, interessata in primo luogo alle qualità fisiche del medium e alla mutevolezza di materiali”. Subito dopo lo storico confermava che nell’arte povera quello che “conta è il rapporto dell’artista con il materiale… sottile, cerebrale, elusivo, privato, intenso”.
Anche se si deve assegnare alle espressioni soggettive e liriche di Emilio Anselmi una rendita di posizione più elevata rispetto alla “banale” precarietà dell’arte povera,  non si può negare che lo spostamento focale, compiuto da Celant, dalla datità della forma dell’interiorità dell’artista, ha conferito nuovo valore alla vocazione magica dell’artista modenese e romano d’adozione, oggi più che mai consapevole di far vivere il frammento quotidiano nello spazio inviolabile della sua interiorità, senza venir meno ai principi teoretici e pratici dell’arte povera.
D’altra parte, ammesso che sia indispensabile una siffatta dipendenza tematica, non si può non rilevare che entrambe le visioni, mobili e non “stanziali”, estranee alla globalizzazione, soprattutto alla tribalizzazione, parlano di un tempo trascorso (“sogno ricomposto” lo chiama Mario Lunetta), perché aperte ad un passato-presente che si fa “Biblioteca della memoria”, per il nostro futuro.

Alcune immagini dell'allestimento della mostra di Emilio Anselmi presso Arte Paolo Maffei